| editoriale - ss. pietro e paolo |
| Martedì 01 Giugno 2004 00:00 | |
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Non è insolito, nel calendario, trovare coppie di santi celebrati lo stesso giorno. In genere le storie di vita e di martirio sono tali da accomunare i due personaggi e legarli alla stessa ricorrenza. Cirillo e Metodio, per esempio, erano fratelli, così come Cosma e Damiano, celebrati il 26 settembre, sono uniti dallo stesso rapporto di parentela e dalla professione medica. Di Pietro e Paolo, invece, si dice che furono martirizzati entrambi nel 67 d. C. sotto Nerone, in seguito al famoso incendio di Roma. Le vicende dei due, in realtà, sono abbastanza diverse e le due vite, accomunate dall’apostolato, sono corse su binari differenti. In molti casi, poi, i due santi vengono celebrati separatamente l’uno o l’altro, ma il fatto di essere considerati padri fondatori della fede cristiana in Roma, ha fornito lo spunto perché (con la abitudine frequente di cristianizzare festività pagane) fosse individuato nel 29 giugno il giorno del loro martirio, sovrapponendo questa ricorrenza a quella precristiana che celebrava nello stesso giorno i fondatori di Roma, Romolo e Remo. E’ indubbio, però, che il 29 giugno, è una delle celebrazioni più diffuse in Italia. Non solo, ma i festeggiamenti in onore dei due santi si uniscono in molti casi a riti di origine popolare che fanno riferimento a una religiosità più antica, diversa da quella canonica cristiana. Ad esempio, a Galatina (LE) il 29 giugno i fedeli si riuniscono nella chiesa dedicata a SS. Pietro e Paolo e "ballano" la taranta strisciando e muovendosi sul pavimento, secondo la tradizione dei tarantolati,. Ad Abbiategrasso (MI) i santi vengono ricordati con il rito del pallone: all’interno della chiesa di S. Maria Nuova, di fronte all’altare, viene appeso un pallone di metallo rivestito di carta colorata, alla quale viene dato fuoco durante la messa di mezzogiorno; a seconda della direzione che prendono le fiamme, si traggono auspici positivi o negativi. La figura di S. Pietro è, nella maggior parte dei casi, legata alla tradizione che vede Simone, poi Pietro, pescatore, e che, quindi, celebra il santo in qualità di protettore dei pescatori. A Finale Ligure (SV) per esempio, il 29 giugno i pescatori portano in processione le statue di Gesù e di S. Pietro inginocchiato fino al mare che viene così benedetto. Allo stesso modo a Cetara (SA), la statua di S. Pietro viene portata in processione, mentre intorno ballano pescatori, donne e bambini. A Palazzolo Acreide (SR) la statua di S. Paolo viene "svelata", esposta, al culto dei fedeli la sera del 28 giugno ed è tradizione che il 29 le vengano posti vicino bambini nudi come auspicio di benessere. In Calabria, invece, la devozione a S. Paolo, ricordato nelle celebrazioni dal 27 al 29 giugno, è legata al racconto secondo il quale durante la predicazione del santo le cicale facevano così tanto rumore da non permettere ai fedeli di ascoltare. San Paolo si adirò così tanto contro le povere bestiole, che da quel momento esse furono definitivamente mute, avendo solo la possibilità di frinire con le ali.
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