| note di curiosità - michel richard de lalande |
| Mercoledì 25 Luglio 2007 18:54 | |||
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Se da un lato difficilmente si può definire significativo lo spazio concesso alla musica barocca nel repertorio dei complessi bandistici, bisogna notare che alcune composizioni, soprattutto le sonate di J. S. Bach, sono dei veri e propri evergreen in special modo in occasioni “solenni” come le esibizioni natalizie. Per il Concerto di Natale 2003 il Complesso Strumentale ha pensato di proporre, accanto a più tradizionali motivi di Bach e di Pachelbel, una composizione di Michel Richard De Lalande dedicata appunto al Natale: Premiere symphonie des Noël. Nato nel 1657, quindicesimo figlio di un sarto, De Lalande si distinse presto, grazie alla sua abilità in campo musicale, presso la corte dei reali di Francia. Organista in diverse chiese parigine, infatti, fu maestro di musica e compositore della camera del re che lo colmò di favori durante tutta la sua attività a Versailles, ove trascorse quarantacinque anni alle dipendenze di Luigi XIV e Luigi XV, che nel 1722 lo insignì di titolo nobiliare. Stimato, quindi, come il più rappresentativo compositore del reame di Francia, egli accordò le sue preferenze alla musica religiosa, conferendo un particolare splendore al grande mottetto a doppio coro, cioè per coro e solisti. Costruito secondo lo schema classico della cantata (recitativi, arie, duetti, terzetti e coro in opposizione ai solisti, il tutto preceduto da una ouverture) il grande mottetto, destinato alla Messa domenicale del Re, commenta le scritture, i salmi, gli inni e le antifone con un carattere maestoso che doveva adattarsi alla prorompente architettura della cappella barocca di Versailles. Per dare un’idea del gigantismo del motetto lalandiano, basti pensare ch’esso esigeva un complesso di circa cento cantori e una trentina di strumentisti raccolti intorno all’organo o al cembalo; comprendeva preludi sinfonici, piccoli e grandi cori da tre a cinque voci, recitativi, arie, duetti, terzetti e quartetti; prevedeva per talune arie, su basso continuo, il dialogo del solista con strumenti come il flauto, il violino, l’oboe, prefigurandosi nella forma dell’aria all’italiana di Bach.
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