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banda d'altri tempi - gli strumenti delle donne
Mercoledì 25 Luglio 2007 18:57

Nel passato numero abbiamo iniziato il percorso nella storia del Complesso Strumentale “Città di Schio” affrontando un tema comune alle vicende della maggior parte delle bande italiane e parallelo alle trasformazioni nella società: la presenza femminile tra gli strumentisti, piuttosto esigua fino a una ventina d’anni fa, sta diventando adesso sempre più significativa. 

Un’osservazione che deriva necessariamente da questa riguarda la tipologia degli strumenti suonati dalle donne. Se, infatti, la attività musicale è da sempre riservata per motivi diversi a un’utenza per lo più maschile, bisogna anche rilevare che, una volta superata questa limitazione, la scelta delle donne in questo campo si dirige su strumenti come flauto, clarinetto e di recente, seguendo una moda imperante, sax.

E’ vero, d’altra parte, che anche strumenti insospettabili sono stati tacciati di “anti-femminilità”: si pensi al mito di Athena che, inventato il flauto, inizia a suonarlo soddisfatta, finché non si specchia e resta inorridita vedendo il proprio volto di dea sfigurato con le guance gonfie; e ancora si può ricordare la scena del Casanova di Fellini in cui la violoncellista Enrichetta racconta che le suore del convento in cui studiava non le permettevano di suonare il violoncello per la posizione che avrebbe dovuto assumere, poco conveniente per una donna. A questo si aggiunga che l’organico strumentale di banda, a differenza di quello delle orchestre2, prevede una presenza massiccia di strumenti a fiato e, soprattutto, ottoni.

Nel Complesso Strumentale “Città di Schio” le prime presenze femminili e quelle, comunque, anche oggi più cospicue, hanno riguardato le sezioni dei flauti e del clarinetti e se osserviamo anche i complessi bandistici che negli ultimi anni hanno suonato con noi (per esempio, il Corpo Musicale di Bussolengo o la Banda Sociale “E. De Florian” di Tesero) si può notare la stessa tendenza. Anzi, si può dire che, in maniera quasi ridicola, perquanto riguarda il flauto la situazione è opposta: sono cioè i flautisti a essere in una posizione di minoranza forse scomoda.

Va, però, sottolineato che il nostro gruppo molto presto, fino dalla prima metà degli anni Ottanta, si è arricchito di due tromboniste, di una trombettista, di una percussionista. Concludendo l’argomento introdotto nel numero precedente, ci sia concesso di osservare, genericamente e in un tono assolutamente estraneo a forzati vittimismi, che le suonatrici senza dubbio devono affrontare difficoltà particolari e proprie del genere: è da ricordare qui, allora, una delle tromboniste del complesso che, una decina di anni fa, aspettando la sua prima figlia, ha continuato a suonare fino al settimo mese di gravidanza; situazione che oggi si sta ripetendo per una clarinettista e che forse tornerà a proporsi in futuro.